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Paragrafo 4 . La cultura positivista.

     
L'espansione  dell'economia  e il contemporaneo  e  connesso  sviluppo
della scienza e della tecnica furono accompagnati dalla diffusione  di
nuovi  atteggiamenti culturali. A livello di mentalit collettiva,  si
diffuse, specialmente tra la borghesia, che di quell'espansione era la
principale protagonista e che deteneva gran parte del potere economico
e  politico,  una nuova fiducia nell'uomo e nelle sue  possibilit  di
conoscenza e di progresso. Allo stesso tempo, si afferm l'idea che il
metodo  sperimentale e positivo della scienza, grazie al  quale  erano
stati possibili i progressi allora compiuti, dovesse essere esteso  ad
ogni   campo   dell'attivit  culturale.   Era   pertanto   necessario
abbandonare   ogni  forma  di  idealismo  ed  ogni   astratta   teoria
metafisica; la cultura, insomma, doveva diventare concreta e positiva,
anzi,  "positivista". Positivismo, infatti,  il  nome  del  movimento
filosofico, che sta alla base di questo nuovo atteggiamento  culturale
ed  i  cui  fondamenti  teorici sono esposti nel  Corso  di  filosofia
positiva del francese Auguste Comte (1798-1857).
     Comte  affermava che l'umanit era passata attraverso  tre  fasi.
Nel   corso  della  prima,  quella  teologica,  la  realt  era  stata
considerata  effetto dei principi soprannaturali e la  conoscenza  era
avvenuta   nella  forma  del  mito.  Nella  fase  successiva,   quella
metafisica, il posto dei principi soprannaturali era stato  preso  dai
principi  razionali  e la conoscenza era avvenuta  nella  forma  della
ragione  astratta  e  deduttiva.  Arrivato  al  terzo  stadio,  quello
positivo,  l'uomo aveva cessato di interrogarsi sulle  cause  e  sulle
essenze,  non aveva indagato pi sul perch dei fenomeni  ma  su  come
essi   si   verificano,   per  cui  la  conoscenza   si   era   basata
sull'applicazione  del  metodo  sperimentale.  A  questo  stadio  deve
tendere, secondo il filosofo francese, ogni forma di conoscenza.
     Importanti   sviluppi   nella  cultura   del   positivismo,   che
influirono   in   modo   particolare  sulle  scienze   dell'uomo,   si
verificarono con l'opera di Charles Darwin e Herbert Spencer.
     Il  naturalista  inglese  Charles Darwin (1809-1882),  dopo  aver
compiuto un lungo viaggio attorno al mondo, durante il quale ebbe modo
di  osservare  resti  fossili e varie specie di animali,  pubblic  un
libro dal titolo L'origine
     
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     della  specie  (1859),  nel quale espose una  teoria  scientifica
sull'evoluzione degli esseri viventi. Secondo tale teoria,  le  specie
attuali,  compresa quella umana, sono il risultato  di  una  selezione
naturale,  determinata  dalla lotta per la  sopravvivenza:  tutti  gli
esseri  viventi  sono dotati di caratteri originari  diversi,  e  solo
quelli  capaci  di  adattarsi  all'ambiente  sopravvivono.  La  teoria
evoluzionista,  avvalorata  dalla scoperta  di  resti  di  paleantropi
avvenuta in quegli anni (Neandertal, 1856; Cro-Magnon, 1868), incontr
la  decisa ostilit della Chiesa cattolica, in quanto contrastava  con
la tradizionale concezione biblica della creazione dell'uomo.
     Il  filosofo inglese Herbert Spencer (1820-1903) sostenne che  il
principio dell'evoluzione era alla base non solo dello sviluppo  degli
esseri  viventi ma dell'intera societ umana. Le sue teorie favorirono
l'attenuazione  del  contrasto tra evoluzionismo  e  valori  religiosi
tradizionali  ed  ebbero un notevole successo ed una vasta  diffusione
prima  tra  la  borghesia inglese poi anche nel resto  d'Europa  e  in
America.  Secondo  il  filosofo  inglese,  infatti,  la  scienza   pu
conoscere ed analizzare solo la realt sensibile, senza pretendere  di
individuare  il  fine ultimo, che  inconoscibile;  questo,  sottratto
alla  conoscenza  scientifica,  invece riconosciuto e  ammesso  dalla
religione, per cui, almeno in teoria, non esiste contrasto tra scienza
e  religione.  Determinante fu anche la teorizzazione di un  progresso
graduale, senza rotture rivoluzionarie, senza cio nessun rischio  per
la  supremazia raggiunta dalla borghesia all'interno dei vari  sistemi
sociali.
     I   nuovi   atteggiamenti  e  le  teorie  proprie  della  cultura
positivista avevano precise implicazioni politiche.
     Dall'ottimismo  borghese,  dalla  fede  nella   scienza   e   nel
progresso derivava la convinzione che l'esercizio del potere  politico
da  parte della borghesia fosse giustificato non solo per il ruolo  da
essa  svolto nel sistema economico, ma anche perch costituiva l'unica
garanzia  per la continuazione del progresso, nell'interesse di  tutta
l'umanit.
     La   teoria  dell'evoluzione,  quelle  dell'inarrestabilit   del
progresso  e della sua gradualit corrispondevano, sul piano politico,
a  posizioni tipiche dell'ideologia borghese, quali la necessit di un
riformismo  moderato,  la condanna di ogni rivoluzione,  l'adeguamento
dell'individuo  ai  vari  inevitabili  condizionamenti  della   realt
sociale, l'obbedienza e il rispetto delle gerarchie.
     Comte  stesso  affermava che la societ, organizzata  in  base  a
criteri  scientifici  e secondo un preciso ordine gerarchico,  avrebbe
dovuto essere diretta da un gruppo ristretto di "esperti", ai quali le
masse avrebbero dovuto sottostare.
     In   alcuni   casi   le  teorie  scientifiche   ebbero   sviluppi
decisamente  reazionari.  L'aristocratico  francese  Joseph-Arthur  de
Gobineau  (1816-1882),  utilizzando le leggi  della  biologia,  intese
giustificare la supremazia delle razze considerate pi forti su quelle
pi  deboli. Analogamente, le tesi di Darwin sulla selezione  naturale
furono  strumentalizzate, per legittimare l'esercizio del  dominio  da
parte  di  stati,  popoli,  classi sociali  o  singoli  individui  pi
potenti.
